Ma quante Gioconde? La Gioconda di Montecitorio

Quando si parla di Leonardo da Vinci, una delle prime opere che vengono in mente è quasi certamente la Gioconda, quella del Louvre. Il dipinto più enigmatico della storia dell'arte, perché ancora oggi ci si chiede se quella donna sia davvero Lisa Gherardini o se, in realtà, si tratti di un'altra donna (si è pensato a Bianca Sforza, ma di questo ne parlo in un altro articolo). Se volete approfondire di più questo argomento, vi rimando al link ----> La Gioconda del Louvre e quella di Madrid.

Di Gioconde però ne esistono altre versioni. Ebbene sì. Leonardo, come molti di voi sapranno, lavorava con una schiera di allievi (il Salai, Francesco Melzi, Marco d'Oggiono, Bernardino Luini...) ed è quindi molto probabile che, queste altre versioni, siano state realizzate interamente da loro, oppure che siano intervenuti su una base iniziata dal maestro. Per gli allievi era un modo per esercitarsi e per analizzare da vicino come lavorava Leonardo, in particolare la tecnica dello "sfumato" e della prospettiva aerea.

Per fare un rapido riepilogo: abbiamo la Gioconda del Prado (così chiamata perché è conservata al Museo del Prado di Madrid), oggi attribuita quasi interamente al Melzi, la Gioconda di San Pietroburgo .... e la Gioconda di Montecitorio, la protagonista dell'articolo.

La Gioconda di Montecitorio è stata esposta, nel 2019, in una mostra a Villa Farnesina, che analizzava il periodo in cui Leonardo soggiornò a Roma. Rispetto a quella del Melzi (quindi quella del Prado) è molto più vicina stilisticamente a quella del Louvre.

Dove compare la prima volta la Gioconda di Montecitorio? Nel 1814 compare nell'inventario Torlonia ed è citata come "copia della Gioconda di Leonardo da Vinci". Alla fine dell'Ottocento è stata attribuita a Bernardino Luini. Vodret ha ipotizzato che il dipinto sia stato acquistato in Francia, dato che, sul retro del telaio, è presente una lunga iscrizione in lingua francese in cui si esalta il genio di Leonardo.

La sua provenienza dalla Francia spiegherebbe la somiglianza con la Gioconda del Louvre, da cui il dipinto riprende in modo preciso alcuni dettagli del paesaggio e della figura. Inoltre, dettaglio non di poco conto, nella versione romana, sulla veste della donna, si vede un ricamo bianco sullo scollo. Questo ricamo, ad oggi, non è più visibile nella versione del Louvre. Chi l'ha dipinta aveva quindi bene in mente il soggetto. 

La Gioconda di Montecitorio è entrata a far parte delle collezioni delle Gallerie Nazionali nel 1892, proprio con l'acquisizione Torlonia. All'inizio era visibile alla Galleria Corsini e dal 1925 si trova in deposito esterno alla Camera dei Deputati.

Nel 2019, anno della mostra a Villa Farnesina, si trovava sopra un termosifone nella stanza del questore della Camera Federico d'Incà. Il suo erede, Francesco d'Uva, decise di posizionare l'opera nella Sala gialla di Montecitorio, dove, da questo mese di marzo, sarà visibile a tutti i visitatori, entrando a far parte di un ciclo di appuntamenti chiamati "Camera a porte aperte".


Di Federica Pagliarini



Per approfondire consiglio la lettura del catalogo seguente:

-"Leonardo a Roma. Influenze ed eredità" Catalogo della mostra, a cura di Roberto Antonelli, Claudia Cieri Via, Antonio Forcellino, Maria Forcellino, Bardi Edizioni, 2019

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