"Caravaggio e Artemisia. La sfida di Giuditta" a Palazzo Barberini di Roma

Il titolo di questa mostra potrà forse farvi pensare "Ancora Caravaggio? Ma non sono state fatte troppe mostre su di lui?". Posso però assicurarvi che questa volta è davvero ben fatta e soprattutto non è la solita mostra "blockbuster", quindi attira pubblico. 

La cornice dell'esposizione è il magnifico Palazzo Barberini, a Roma, a due passi dalla Fontana del Tritone e da Trinità dei Monti. È stata allestita in un'area separata rispetto al percorso museale e anche il biglietto di ingresso ha di conseguenza un costo differente. Solo Palazzo Barberini ha un costo di 13 € (comprende anche la visita a Palazzo Corsini entro dieci giorni dall'acquisto) e un costo di 16€ aggiungendo la mostra "Caravaggio e Artemisia". Vi consiglio di vedere entrambi, dato che anche il Palazzo merita davvero. Vi nomino solo Pietro da Cortona e Raffaello... fate voi!

Ma quindi, di cosa tratta la mostra? Prende avvio dal famosissimo quadro di Caravaggio "Giuditta e Oloferne" (collezione Coppi) che, tra l'altro, è conservato proprio a Palazzo Barberini. Da qui si snodano una serie di opere di artisti contemporanei al Merisi o vissuti qualche anno dopo, che hanno trattato, riadattato e interpretato l'iconografia della Giuditta e Oloferne. 

La "Giuditta e Oloferne" di Caravaggio era stata realizzata per il banchiere Ottavio Costa che, fiero del dipinto, lo teneva coperto da un drappo di seta all'interno della sua quadreria. Veniva svelato solo in rari casi, che sono però bastati per dare ispirazione ad altri pittori (sicuramente anche tramite un passaparola). Tra l'altro Ottavio Costa ne aveva vietato l'alienazione e la riproduzione attraverso stampe o copie.


Caravaggio, "Giuditta e Oloferne"


La storia di Giuditta viene raccontata all'interno del "Liber Iudith" contenuto nella Bibbia cristiana cattolica, ma non nella Bibbia ebraica. È giunto a noi grazie a una versione greca del II secolo a.C. Sarà rivalutato intorno al 1592, quindi pochi anni prima la realizzazione del dipinto di Caravaggio. È stato grazie alla "Vulgata" sisto-clementica, edizione della Bibbia redatta durante il Concilio di Trento, che il Libro di Giuditta venne espressamente riconosciuto.

Nonostante il tema sia diventato famoso e molto trattato alla fine del Cinquecento, si erano già visti degli esempi negli anni passati. Basti pensare a Guariento che affrescò la cappella della Reggia Carrarese a Padova nel 1354. Qui vediamo Giuditta, in abiti contemporanei, che si getta con la sua scimitarra dentro il letto dove giaceva Oloferne per ucciderlo. 

Con il tempo il tema della Giuditta sarà trattato anche in ambito nordico. Qui l'eroina è nuda, nei panni di una Venere antica. Le rappresentazioni dei fiamminghi sono infatti molto seducenti. Giuditta è quasi sempre rappresentata nuda, mentre sta porgendo la testa di Oloferne alla serva Abra.

A questo punto voglio presentarvi alcune delle opere presenti in mostre, in modo che possiate farvi un'idea di quello che vi aspetta. Non mi soffermerò sulla "Giuditta e Oloferne" di Caravaggio e nemmeno su quella di Louis Finson (su cui ho già scritto un articolo), ma su quelle di pittori meno conosciuti.

Partirei dalla "Giuditta che decapita Oloferne" di Filippo Vitale (post 1637). Cosa ho pensato quando l'ho visto? "Straordinario". Sono rimasta davvero colpita dal modo in cui il pittore ha reso la figura di Oloferne. La scena ricorda molto quella di Caravaggio (la tenda rossa che fa da quinta scenica e le posizioni dei personaggi), ma il volto urlante e la posizione contorta dal dolore del generale assiro è qualcosa di davvero sensazionale. Una "chicca" che "impreziosisce" il quadro? Oloferne che tiene con la mano sinistra la tenda rossa dietro di lui e con la destra il braccia di Giuditta. Il generale assiro è stato colto di sorpresa e tenta di divincolarsi. Di contro Giuditta e la serva Abra sono imperturbabili. Sul loro volto non compare nessuna emozione. Stanno svolgendo il loro compito: Giuditta sta salvando il suo popolo e la serva è la sua complice. All'inizio questo dipinto era stato attribuito ad Artemisia. In realtà è una delle opere più belle di Filippo Vitale. Il pittore è napoletano e ci fa comprendere subito il modo in cui il caravaggismo venne interpretato nel capoluogo campano. C'è poi da soffermarsi sulla bellezza delle vesti di Giuditta e sui cuscini finemente decorati dove poggia Oloferne. Vero richiamo alla moda del tempo. Purtroppo su Filippo Vitale ancora si conosce molto poco e non esiste di conseguenza un catalogo ragionato con tutte le sue opere. Un vero peccato. Speriamo che presto vengano svolti più studi su di lui.


Filippo Vitale, "Giuditta che decapita Oloferne", post 1637



Impossibile non parlare delle opere di uno dell'antagonista principale per eccellenza di Caravaggio: Giovanni Baglione. Il dipinto, intitolato "Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca", è conservato alla Galleria Borghese di Roma proprio perché era stato realizzato per la famigli Borghese nel 1608. Molto probabilmente il committente è stato il fratello del pontefice Giovanni Battista Borghese. La scena è in penombra. Una tenda è presente in alto a sinistra e nasconde parte del corpo di Oloferne, di cui si vedono solo le gambe. Giuditta è rappresentata in tutta la sua bellezza in piedi e ha in mano la testa del generale assiro che sta per riporre dentro il sacco tenuto dalla serva Abra, anche lei in penombra. L'unico personaggio illuminato è Giuditta, non a caso, simbolo di salvezza per il suo popolo. La fantesca sembra avere richiami a quella realizzata da Caravaggio. Intanto per il ruolo da complice e poi per le fattezze: le rughe che le solcano il viso, il profilo pronunciato e la bocca aperta. Baglione non raggiunge il livello del Merisi, ma dimostra di esserne all'altezza. 


Giovanni Baglione, Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca", 1608


Per ultimo vorrei parlarvi dell'opera di Giuseppe Vermiglio, "Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca" (1620 circa). In questo caso la scena è molto statica. Giuditta si trova al centro della scena, tiene in mano la testa di Oloferne, non la guarda e la ripone nel sacco che ha Abra. Il corpo dell'uomo è alla sua sinistra, disteso su un letto. Vermiglio non esita a farci vedere un particolare macabro: il collo ancora sanguinante senza testa. Giuseppe Vermiglio è un pittore milanese. In questo dipinto presenta in mostra sono chiari i riferimenti ad Orazio Gentileschi e Caravaggio. Che sia opera del Vermiglio è confermato dalla pennellata decisa che crea un senso di teatralità (aumentato ancora di più dalla luce artificiale) di cui il pittore era molto bravo.


Giuseppe Vermiglio, "Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca", 1620


Queste sono ovviamente solo alcune delle opere presenti in mostra. Non vi "spoilero" nient'altro in modo che possiate andate al museo e vedere con i propri occhi il resto.

Se però avete già avuto occasione di andare, cosa ne pensate? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti!


di Federica Pagliarini

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